L’ISTITUTO CLINICO HUMANITAS DI MILANO AVVIA UNA RICERCA PER CONTRASTARE L’ACUFENE

Repost da Repubblica Medicina – 24/3/17

Spesso si spendono un sacco di soldi in test audiometrici, risonanze magnetiche, lunghe sedute in camere iperbariche e visite dall’otorino senza riuscire a risolvere nulla e a trovare una soluzione. “Nel nostro paese l’acufene viene decisamente sottovalutato, tanto che spesso non viene nemmeno considerata una patologia, come in realtà è”, spiega Corrado Lodigiani, responsabile del centro trombosi e malattie emorragiche dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano.

“In molti casi invece l’acufene è collegato ad una ipoacusia neurosensoriale a esordio improvviso e andrebbe studiato e curato meglio perché potrebbe essere la spia di eventi cardiovascolari importanti o gravi, come ad esempio l’ictus”. Anche grazie alla particolare sensibilità al problema di Lodigiani, che pure non è un otorinolaringoiatra ma un ematologo, all’Istituto Clinico Humanitas è appena iniziata una sperimentazione che parte da un approccio al problema completamente diverso.

“L’idea nuova alla base del protocollo è nata dal fatto che, entrando in contatto con pazienti che soffrivano di disturbi di tipo psicologico simili, come depressione, ansia e forti stress emotivi, gli stessi dicevano anche di soffrire di acufene – spiega Vittorio Franzetti, uno degli psicoterapeuti milanesi, che ha avuto l’idea di mettere in pratica questo metodo, traendo spunto da esperienze internazionali.

Il metodo che verrà testato è stato sviluppato con a un team di esperti di psicoterapia bioenergetica a mediazione corporea composto da Ersindo Nuzzo, Sandro Anfuso e Luciana Tamagni.  “A differenza di quello che si è ritenuto finora– spiega Franzetti – e cioè che chi soffre di acufene sviluppi di conseguenza problemi psicologici, noi ipotizziamo invece che persone con determinati tratti psicologici sviluppino sintomi come l’acufene. Quindi i disturbi non sarebbero una delle conseguenze dell’acufene ma una delle cause o concause”.

L’idea di sostenere i pazienti con l’acufene ricorrendo alla psicoterapia non è nuova, tantopiù che nel 40% dei casi di chi ha questa patologia si riscontrano disturbi psichici, ma si ribalta la prospettiva. “Noi non parliamo del problema coi pazienti, non facciamo delle classiche sedute di psicoterapia – spiega ancora Franzetti – bensì degli esercizi corporei di tipo bioenergetico. Vogliamo insegnare a queste persone un modo differente di prendersi cura di se stessi così che rispondano in maniera differente agli stati di stress e ansia a livello corporeo”.

Il protocollo di sperimentazione è partito lo scorso 10 marzo con 12 pazienti già in cura all’Humanitas, con età tra i 30 e i 60 anni, selezionati dopo una visita audiometrica, che ha escluso i casi derivanti da malattie, (come ad esempio il tumore del nervo acustico o l’otosclerosi), dopo colloqui individuali e test psicologici. La terapia consiste, come dicevamo, in esercizi corporei di bioenergetica, studiati ad hoc e adatti a tutte le età. Le sedute, di un’ora e mezza, sono due al mese per un totale di 13.

Al termine del protocollo, previsto per la fine del 2017, si tireranno le somme per capire che tipo di risultati avrà avuto la terapia bioenergetica a mediazione corporea. “Le reazioni dei pazienti sono di grande curiosità e aspettativa dopo anni di tentativi andati male  – dice Franzetti. “C’è chi le ha provate tutte, compresi interventi alla coclea e alle carotidi, spendendo molti soldi e molto tempo. L’obiettivo è verificare se questo approccio produce degli effetti duraturi sui pazienti e in quale misura”. tà e aspettativa dopo anni di tentativi andatimale  – dice Franzetti. “C’è chi le ha provate tutte, compresi interventi alla coclea e alle carotidi, spendendo molti soldi e molto tempo. L’obiettivo è verificare se questo approccio produce degli effetti duraturi sui pazienti e in quale misura”.

http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/03/24/news/acufene_terapia_bioenergetica_milano-161237153/

Rispondi